Varsavia 19-22 settembre 2021

LA NOSTRA MISSIONE COMUNE DI

SALVAGUARDIA
DEI FIGLI DI DIO

CONFERENZA DELLA CHIESA IN EUROPA CENTRO-ORIENTALE

Rev.do Grzegorz Strzelczyk: Diffidenza. Note sulla dimensione teologica delle conse-guenze degli abusi sessuali sui minori

Rev.do Grzegorz Strzelczyk: Diffidenza. Note sulla dimensione teologica delle conse-guenze degli abusi sessuali sui minori


Il cristianesimo nasce dagli avvenimenti pasquali, e quindi da un’esperienza diretta del contatto con Gesù che raduna i discepoli, annunzia la venuta del Regno, muore, risorge e dona lo Spirito Santo alla comunità. L’atto di fede delle persone che partecipano agli eventi serve primariamente a trascendere gli avvenimenti stessi per coglierne la componente rivelata: questo Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, l’Agnello che toglie i peccati del mondo. Presto però a questa immediatezza subentra una struttura mediata, nella quale il punto di riferimento non è più l’avvenimento stesso, ma la testimonianza sugli avvenimenti e sul loro senso (imprescindibilmente connessi). La credibilità dei testimoni diventa in tale contesto una questione principale.

Nel caso del fallimento personale dell’integrità di un testimone si può ancora fare ricorso non solo ad altri testimoni – anch’essi potenzialmente fallibili – ma anche alla struttura apostolica, che, in ultima istanza, gode persino dell’infallibilità. Nel caso delle persone che ufficialmente rappresentano la Chiesa abbiamo a che fare con una fusione di due aspetti: l’atto di fiducia verso una persona è anche atto di fiducia verso l’autorità istituzionale. Il legame non è qui soltanto funzionale, ma ha un carattere teologale, basato sia sulla costituzione della Chiesa, sia – nel caso dei testimoni ordinati – sulla grazia del sacramento dell’ordine. Dall’analisi dei casi che conosciamo sappiamo che molto spesso proprio la posizione istituzionale di fiducia di cui godevano i perpetratori degli abusi rendeva più facile o addirittura possibile l’accesso alle vittime. Qualche forma di abuso di fiducia costituisce una componente imprescindibile nella maggior parte dei crimini in questione. Inoltre, se di solito non si tratta di un annuncio distorto della fede stessa per rendere deliberatamente ancora più indifesa la persona scelta come vittima dall’abusatore (ma succede anche questo), la dimensione religiosa o teologale di questo abuso di fiducia è presente nell’esperienza delle persone ferite e del loro prossimo. La fede, essendo mediata, viene trascinata nella crisi dal crollo della credibilità del testimone. Lo scandalo porta alla diffidenza.

La durezza della prova, in cui vengono messe la fiducia e la fede delle persone ferite e scandalizzate, può essere ammorbidita, almeno in parte, da una risposta adeguata degli altri membri della comunità e dalla reazione istituzionale della Chiesa. Questo ha anche un significato cruciale per la fede dei numerosi membri della Chiesa, e quindi in un certo senso per la sopravvivenza stessa delle comunità. Purtroppo invece di reagire secondo i suggerimenti del Vangelo, non pochi superiori ecclesiastici hanno tentato di limitare lo scandalo cercando soprattutto di arginare la diffusione della notizia dei crimini. La dissociazione clamorosa tra le regole evangeliche predicate dai pastori, unitamente allo stile delle non poche reazioni dei superiori completamente prive di spirito evangelico verso le persone vittime di abusi, perpetrati da sacerdoti e religiosi, ha causato, in primo luogo in esse, ma poi anche nelle comunità, un’ulteriore fallimento della fiducia. Possiamo in qualche modo parlare qui di uno scandalo di secondo grado che porta le persone ferite e chi è loro vicino ad un’ulteriore sofferenza (vittimizzazione). E per la loro fede e per la fede delle altre persone toccate da questo scandalo istituzionale è ancora più devastante. Se il fallimento della testimonianza personale di un pastore poteva essere in qualche modo col-mato dalla testimonianza istituzionale o comunitaria, il crollo dell’autorità istituzionale lascia un de-serto.

La Chiesa è, per sua stessa natura, una comunità in cammino di conversione, ci si deve aspettare da essa che, di fronte a un grande male s’incammini sulla strada penitenziale. La Chiesa che annuncia la riconciliazione donata agli uomini in Cristo può essere credibile solo se sa veramente celebrare la penitenza in modo tale che essa porti alla trasformazione autentica e profonda delle persone e delle strutture responsabili. E’ di nuovo un’esigenza teologale. In questo cammino penitenziale non possono mancare l’ammissione della colpa, la responsabilità, le scuse esplicitamente pronunciate, la supplica del perdono e la restituzione della giustizia (riparazione del danno, aggiustamenti preventivi delle procedure ecc.). Se questo non avviene quando già le responsabilità sono state investigate e stabilite, invece del recupero di fiducia si giunge ad uno scandalo di terzo livello. Le persone colpite prima dall’abuso stesso, poi da una reazione inefficace o insensibile delle istituzioni ecclesiastiche o della comunità, ora soffrono a causa di un approccio sbagliato alla riconciliazione.